Ricca di bellezze naturali e paesaggistiche, e' in ogni caso alla coltivazione delle mele che la Val di Non deve la sua notorieta', un binomio, quello tra la Valle e la frutticoltura, che ha messo le radici gia' nel secolo XIX. La grande quantita' di acqua disponibile grazie ai vicini ghiacciai ed a molti bacini naturali, unito alla perfetta esposizione al sole dei pendii su cui si estendono le coltivazioni sono sicuramente gli elementi che hanno permesso un cosi' glorioso sviluppo frutticolo. L'altitudine - la Val di Non si estende tra i 500 ed i 1000 m.s.l.m. - ed il microclima sono poi gli altri componenti che contribuiscono a rendere cosi' colorite, croccanti ed aromatiche le mele prodotte in questo territorio dalle caratteristiche uniche. La dura fatica del lavoro dei campi in montagna, ha sedimentato nel tempo alcune componenti dello spirito noneso: l'operosita', il risparmio, la parsimonia persino nelle parole, la castigatezza dei costumi. Ma accanto alla famiglia, che e' al centro del sistema, c'e' anche l'impegno per la comunita' del paese che si esprime nella cooperazione, nei consorzi, nelle associazioni del volontariato.
Tutte le zone di coltivazione delle Valli del Noce che si trovano al di sotto dei limiti altitudinali ritenuti proibitivi per il melo (variabili peraltro in relazione all'esposizione degli appezzamenti e al microclima dei siti) sono caratterizzate da alta vocazionalita' per questa coltura e quindi sono destinabili (ed in larghissima misura sono gia' destinate) all'impianto di meleti. Questi sono frequentemente caratterizzati da pendenze anche molto elevate: una prima cura che il frutticoltore sempre presta e' quella di garantire, attraverso una idonea sistemazione del terreno, la stabilita' dei versanti e la regimazione delle acque piovane o irrigue. Questa precauzione, che fa parte della tradizione contadina di questo peculiare distretto frutticolo di montagna, ha consentito la salvaguardia di un territorio ad alta "fragilita' ambientale", come tutti i territori tipicamente alpini.